Incontro CGIE e parlamentari eletti all’estero

Incontro CGIE e parlamentari eletti all’estero

MADRID.- Riforma della cittadinanza, futuro del voto all’estero, rinnovo dei Com.It.Es, crisi dei servizi consolari e rischio di indebolimento della rappresentanza parlamentare degli italiani nel mondo. Sono questi i temi che hanno dominato il confronto tra i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero e l’assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE), riunita alla Farnesina in una delle ultime sessioni prima del rinnovo dell’organismo.

Un confronto ampio e trasversale, segnato da convergenze istituzionali ma anche da profonde differenze politiche, nel quale è emersa una preoccupazione condivisa: a vent’anni dalla nascita della circoscrizione Estero, il sistema della rappresentanza degli italiani oltreconfine attraversa una fase delicata, tra riforme incompiute, servizi insufficienti e ipotesi di modifica della legge elettorale che potrebbero cambiare radicalmente il rapporto tra eletti e comunità italiane nel mondo.

Ad aprire i lavori è stata la segretaria generale del CGIE, Maria Chiara Prodi, che ha ricordato il valore storico del ventennale della circoscrizione Estero ma anche le criticità istituzionali aperte, a partire dal possibile disallineamento tra il rinnovo dei Com.It.Es e la scadenza del mandato del CGIE, che potrebbe determinare una conclusione anticipata della consiliatura.

Prodi ha inoltre richiamato Parlamento e Governo al rispetto delle norme che prevedono il coinvolgimento obbligatorio del CGIE nei provvedimenti riguardanti gli italiani all’estero, lamentando come troppo spesso il parere del Consiglio generale venga ignorato nelle prassi parlamentari.

Servizi consolari, cittadinanza e CIE

Tra i primi a intervenire Simone Billi, deputato della Lega eletto in Europa e presidente del Comitato italiani nel mondo della Camera, che ha rivendicato diversi risultati ottenuti nella legislatura: dal rilascio della carta d’identità elettronica agli iscritti Aire anche nei Comuni italiani, operativo dal 1° giugno, alla possibilità della CIE permanente per gli over 70, fino all’integrazione tra Aire e Anagrafe nazionale, al rilancio dello Spid tramite Poste Italiane e all’aumento del personale consolare.

Billi ha ricordato anche la riduzione dei tempi per le pratiche di cittadinanza, la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza e il rafforzamento della rete diplomatica, pur ammettendo che “i problemi non sono risolti”.

Sul tema più delicato, quello della riforma elettorale della circoscrizione Estero, il deputato leghista ha invitato a trovare una sintesi condivisa tra parlamentari e CGIE per “mettere in sicurezza il voto attuale”, evitando però modifiche che possano compromettere la rappresentanza.

Più critica la posizione delle opposizioni. Cristian Di Sanzo, deputato Pd eletto in Centro e Nord America, ha espresso forte preoccupazione per l’ipotesi di accorpamento delle ripartizioni elettorali estere. “Cambiare i collegi significherebbe uccidere la rappresentanza degli italiani all’estero”, ha dichiarato, contestando l’idea di un collegio unico mondiale o di macro-ripartizioni che romperebbero il legame territoriale tra eletti e comunità.

Di Sanzo ha inoltre ricordato alcune battaglie parlamentari portate avanti dal centrosinistra: il fondo da quattro milioni per i servizi consolari, la legge sull’esenzione Imu per gli iscritti all’Aire e il tentativo di riforma dell’assistenza sanitaria per gli italiani residenti all’estero.

Sulla stessa linea Federica Onori di Azione, che ha sottolineato come il rilascio della CIE nei Comuni sia stato il frutto di una collaborazione bipartisan, pur denunciando ritardi applicativi e la mancanza di istruzioni operative per molti enti locali.

Onori ha poi rilanciato il tema del rafforzamento dei consoli onorari, chiedendo maggiori risorse e strumenti tecnologici, comprese le apparecchiature per la raccolta delle impronte digitali necessarie al rilascio della carta d’identità elettronica.

L’allarme sul voto all’estero e sul futuro dei Com.It.Es

Uno dei nodi più controversi emersi durante l’assemblea riguarda il sistema di voto all’estero e il futuro dei Com.It.Es.

Andrea Crisanti, senatore Pd eletto in Europa, ha parlato apertamente di una crisi democratica del sistema attuale. Secondo Crisanti, il meccanismo di inversione dell’opzione – che impone agli elettori di registrarsi preventivamente per votare alle elezioni dei Com.It.Es – limita fortemente la partecipazione.

“Se vota il 60% degli aventi diritto parliamo di democrazia, se vota l’1% parliamo di oligarchia”, ha osservato il senatore, mettendo in dubbio l’effettiva rappresentatività degli organismi eletti con un’affluenza così bassa.

Anche Fabio Porta, deputato Pd eletto in Sud America, ha espresso forte preoccupazione per le ipotesi di riforma della legge elettorale della circoscrizione Estero, definendo il possibile collegio unico mondiale “un colpo mortale” alla rappresentanza degli italiani nel mondo.

Secondo Porta, la priorità dovrebbe essere invece la sicurezza del voto e il contrasto ai brogli, senza sacrificare il rapporto diretto tra eletti e territori.

Cittadinanza e rete consolare: le critiche al Governo

Molto duro anche il confronto sulla recente riforma della cittadinanza approvata dal Governo.

Fabio Porta l’ha definita una legge “sbagliata e discriminatoria”, criticando sia il contenuto sia il ricorso alla decretazione d’urgenza. Per il deputato dem, la normativa rischia di compromettere il rapporto tra l’Italia e milioni di discendenti italiani all’estero.

Critiche condivise da Francesca La Marca, senatrice Pd eletta in Nord America, che ha raccontato le difficoltà registrate soprattutto in Canada, con consolati sottorganico e forti limitazioni operative.

La Marca ha denunciato il malfunzionamento della piattaforma Prenot@mi e segnalato casi specifici: dal consolato di Montreal, che limiterebbe le pratiche di riacquisto della cittadinanza, fino al consolato di Toronto, dove ai consoli onorari sarebbe stato imposto un tetto massimo di dieci passaporti al mese.

“Si limitano intenzionalmente i diritti dei cittadini”, ha accusato la senatrice.

Nel corso del dibattito sono emerse richieste trasversali per aumentare risorse, personale e strumenti tecnologici della rete consolare, considerata ancora insufficiente rispetto alla crescita delle comunità italiane all’estero.

“Gli italiani all’estero non sono una colonia”

Tra gli interventi più politici quello di Toni Ricciardi, deputato Pd e consigliere CGIE, che ha invitato a ripensare l’intero sistema della rappresentanza alla luce delle trasformazioni della mobilità italiana contemporanea.

“Oggi dobbiamo chiederci chi rappresentiamo: i nuovi migranti qualificati, i giovani precari, le seconde e terze generazioni, i doppi cittadini?”, ha osservato Ricciardi, sostenendo che gli italiani all’estero “non sono un ghetto né una colonia, ma una parte organica del Paese”.

Anche Francesco Giacobbe, senatore Pd eletto in Australia, ha chiesto un’evoluzione del CGIE verso strutture più snelle e rappresentative delle nuove realtà della diaspora italiana, coinvolgendo non solo territori ma anche mondi professionali, scientifici, culturali e imprenditoriali.

Un sistema da ripensare vent’anni dopo la circoscrizione Estero

L’assemblea plenaria del CGIE ha così fotografato un sistema in trasformazione, stretto tra nuove esigenze migratorie, crisi della partecipazione e difficoltà strutturali della macchina consolare.

Da un lato la rivendicazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni; dall’altro la richiesta di riforme profonde per evitare che il rapporto tra Italia e diaspora si indebolisca ulteriormente.

A vent’anni dalla nascita della circoscrizione Estero, il confronto aperto alla Farnesina mostra una consapevolezza sempre più diffusa: il futuro della rappresentanza degli italiani nel mondo non riguarda soltanto gli emigrati, ma il ruolo internazionale dell’Italia stessa.

Fuente la Voce d'Italia